Polimnia · Arte · Dichiarazione concettuale14 ottobre 2026

La più grande opera d’arte mai concepita

Una dichiarazione artistica che, da Milano, si estende progressivamente fino all’universo visibile e invisibile.

L’arte contemporanea è davvero una colossale presa in giro?

C’è chi lo sostiene con argomenti che mi incuriosiscono.

Non ho la competenza per esprimermi con cognizione di causa.

Però oggi voglio propormi, per gioco ma non troppo, come artista concettuale. Anzi, la mia opera, come vedrete, è già lì, davanti a tutti.

È bellissima e potente.

Partiamo da una breve considerazione. L’arte contemporanea ha spesso portato nel proprio recinto ciò che appartiene all’ordinario: i cavalli vivi di Jannis Kounellis, le tavole imbandite di Daniel Spoerri, i corpi messi in gioco nelle performance di Marina Abramović. E poi scatole di detersivo, una banana. E, spingendosi oltre, corpi nudi e gesti provocatori, come nelle performance di Milo Moiré.

Ci sono poi installazioni, ambienti, interventi nello spazio pubblico: opere che non si limitano a essere guardate, ma ci chiedono di ripensare che cosa possa diventare arte. Penso alla monumentale *City* di Michael Heizer, una scultura di *land art* costruita nel deserto del Nevada, forse la più grande opera d’arte contemporanea al mondo.

Ecco: oggi io ne nullifico il primato.

Propongo e dichiaro mia personale opera d’arte l’intero territorio del Comune di Milano, racchiuso entro il perimetro amministrativo ufficiale e avente il proprio centro ideale alle coordinate 45°28′01″ N, 9°11′24″ E.

Dichiaro che ogni persona, animale, concetto, idea, struttura, bene mobile o immobile e ogni altro bene, materiale o immateriale; il territorio stesso e ogni sua espressione geografica, il suo microcosmo, le sue più minute e inconcepibili rappresentazioni quantistiche; ma anche le coscienze, i pensieri, i discorsi, gli umori e, se esistono, le anime — insomma, tutto quanto sia presente al suo interno — è, per mia decisione, opera d’arte.

Ma, per essere sicuro di non lasciare spazio a contestazioni sul primato dell’estensione — contestazioni che giudicherei certo assai triviali, ma tant’è —, estendo ora la mia opera, in questa esatta progressione, da intendersi come una sequenza di dichiarazioni di artisticità distanziate di un secondo l’una dall’altra: all’intera Italia, entro i suoi confini politici; poi all’Europa, entro i suoi confini geografici; quindi all’intero pianeta e, infine, all’universo, visibile e invisibile.

Ecco: lo dichiaro interamente opera d’arte, secondo i criteri che ho già espresso.

Così non vi sarà mai opera d’arte fisicamente più estesa di ciò che ho appena qualificato, con un atto creativo insindacabile da chiunque, come tale.

Mi aspetto il giusto riconoscimento.