«Felipa, hai un minuto?»
«Ma non lo vedi che sto cucinando? Poi devo fare la spesa, poi rassettare la casa… Casa. Questa specie di gattabuia. Perché certo, Colón, amore mio, diciamocelo: non è che tu sia proprio un genio nel fare i soldi. Mia madre me lo diceva che…»
«Sì, sì, scusa, Felipa. È che io… io credo che stavolta ci siamo davvero. Sai quella cosa di cui ti avevo parlato?»
Felipa smette di mescolare. Per un momento resta di spalle.
«Sangue de Judas. Ancora con quella cazzata? Colón, dimmi che stai scherzando.»
«Sì, scusa, lo so. Ma ho rifatto i calcoli. E penso che, se gli alisei mi aiutano, potrei davvero navigare verso occidente per arrivare in oriente e…»
«Ma ti senti? Ti rendi conto di quello che dici?»
«Felipa, se solo mi lasciassi…»
«Che cosa ti ha detto il re qualche mese fa?»
Colombo tace.
«Colón. Che cosa ti ha detto il re?»
«Che era una stronzata.»
«E poi?»
«Che non ci avrebbe messo nemmeno un real.»
«E poi?»
«Che se tornavo a rompergli le scatole mi faceva arrestare.»
«Oh. Ecco.»
Felipa appoggia il mestolo e si volta.
«Hai un figlio di tre anni. Il mutuo da pagare. Hai trentatré anni, Colón. Trentatré. Hai un lavoro decente. Parti, commerci, torni a casa. Ma perché devi rischiare tutto? Per cosa, poi? Per una cosa che hai letto in un libro?»
«Non è solo un libro, è che…»
«Ma quando cazzo cresci? Quando?»
Colombo guarda in basso. Passa il pollice sul bordo delle carte che tiene in mano.
«Forse hai ragione, Felipa.»
Lei riprende a mescolare.
«Forse hai ragione. Era solo una buffa idea.»
Una riflessione a margine?
Puoi lasciare un commento senza registrarti. Il nome è facoltativo; i commenti vengono pubblicati dopo l’approvazione. Evita link e dati personali.