Sto approfondendo in questi giorni il concetto di "numero (naturale)" e mi accorgo che suggerisce una curiosa analogia con il principio di indeterminazione di Heisenberg.
Come accade anche per altre idee fondamentali, sembra esistere una tensione tra precisione della definizione e comprensione del concetto che stiamo esaminando: più cerchiamo di definire rigorosamente che cosa sia (il numero naturale, nel mio caso), più ciò che intuitivamente ci appariva chiarissimo (uno, due, tre oggetti) sembra sfuggirci; viceversa, quanto più il concetto ci appare intuitivamente evidente tanto più diventa difficile tradurre quell’evidenza in una definizione che non presupponga già, in qualche modo, ciò che vorrebbe definire.
Neppure le brillanti soluzioni proposte da Peano o da Von Neumann sfuggono, a mio avviso, a questa regola. Altri esempi potrebbero essere i concetti di tempo, energia, vita.
Quasi un principio di indeterminazione "concettuale": una elaborazione simile mi pare sia stata in effetti ipotizzata, nell’ambito dell’interpretazione concettualistica della fisica quantistica, da Aerts, Sassoli de Bianchi e dal loro gruppo di lavoro. Se il riferimento regge oltre la semplice analogia, ci troveremmo allora di fronte non tanto a un confine epistemico delle nostre capacità cognitive — qualcosa che potremmo, almeno in linea di principio, superare affinando il linguaggio o il ragionamento — quanto a una caratteristica fondamentale e strutturale del nostro stesso mondo concettuale. Precisione e significato potrebbero cioè trovarsi in un rapporto irriducibilmente problematico: non perché "pensiamo male", ma perché i concetti esistono e acquistano significato proprio all’interno di questa dialettica.
Questa premessa — che, assicuro, non è colpa del caldo di questi giorni — mi porta a chiedermi se anche gli LLM, in quanto modellati sulle strutture del linguaggio umano, non finiscano inevitabilmente per ereditare la stessa caratteristica. E forse questo cambia anche il modo in cui dovremmo guardarli. Non necessariamente come sistemi imperfetti destinati, con sufficiente potenza computazionale, a raggiungere una rappresentazione sempre più esatta del significato, ma come nuovi agenti cognitivi chiamati a muoversi lungo lo stesso limes tra precisione e significato che accompagna il pensiero umano.
Non necessariamente un limite, dunque. Forse una peculiarità cognitiva da osservare con particolare attenzione nello sviluppo di questi nostri nuovi compagni di lavoro.
Buon Ferragosto!
Riferimenti: PEANO, G., Arithmetices Principia Novo Methodo Exposita, Torino, 1889, http://eudml.org/doc/203509; AERTS, D., (2010), A Potentiality and Conceptuality Interpretation of Quantum Physics, Philosophica 83(1), DOI: https://doi.org/10.21825/philosophica.82160.