Clio · Civiltà · Bellezza10 ottobre 2026

WHY ITALY?

Il restauro del Campanile di Giotto: un gesto di cura che riscatta la nostra umanità.

Leggo che a Firenze è stato completato un avveniristico ponteggio per restaurare il Campanile di Giotto. Una struttura modulare in acciaio, alta 86 metri, capace di adattarsi alle geometrie e alle sporgenze del monumento. Progettata per non alterarne l’equilibrio statico, ridurre al minimo l’impatto visivo e consentire ai visitatori di continuare ad accedervi. Il restauro procederà dall’alto verso il basso, svelando progressivamente le parti recuperate. Si è persino riprogrammato il montaggio per rispettare la cova di una coppia di falchi pellegrini. Tre piccoli sono nati e hanno preso il volo.

Perché questa notizia, pur importante e originale, mi colpisce così profondamente?

Perché, nei giorni in cui si invocano oscenamente guerre e fucilazioni pubbliche, si terrorizzano le persone con prospettive di sterminio tecnologico e, nello stesso momento, si promette di portare in borsa quelle stesse tecnologie presentate come minacce alla nostra esistenza, a Firenze qualcuno mette il proprio ingegno al servizio della bellezza.

Quella bellezza di cui l’Italia è stata tante volte madre.

Fra un secolo — una manciata di anni, nella misura della storia — di noi e di molti di quelli che oggi gridano non resterà neppure il ricordo. Forse qualche riga in un manuale, che gli studenti di allora leggeranno svogliatamente.

Il Campanile di Giotto continuerà a svettare. E il lavoro paziente e geniale di chi ora si dedica a preservarlo sarà sempre lì: nelle pietre, nei marmi, nella possibilità, concessa a qualcuno che non è ancora nato, di alzare gli occhi e provare meraviglia, amore per il Creato e rispetto per l'intelligenza umana.

Dall’alto di tremila anni di civiltà — una storia viva, palpitante, attualissima, che abita le nostre città e la nostra vita quotidiana — quella bellezza continuerà a resistere, sovrastando le miserie che adesso ci sembrano così importanti.

Così, qui in Italia, in questo gesto di cura resiste il senso di un’umanità che sembra altrove perduta.

Ecco perché, ancora oggi, alla domanda «why Italy?» possiamo continuare a rispondere a testa alta, anche indicando un ponteggio.